Siamo alle solite. La PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) non è nuova a questo tipo di uscite, ma leggerne di nuove fa sempre piacere. Questa volta, dopo Cooking Mama, Pokémon e Farming Simulator, è arrivato il momento anche per il mondo di WARHAMMER. Perché? La denuncia contenuta proprio nel loro sito ce lo spiega bene:
“PETA ha scritto a Kevin Rountree, CEO di Games Workshop, chiedendo al brand leader delle miniature di bandire gli indumenti con pelliccia da tutti i personaggi di Warhammer” continuando e concludendo “pur apprezzando il fatto che siano finte, potrebbero far passare il messaggio che indossare pellicce sia accettabile quando invece, nel 2017, non trovano più spazio come non lo troverebbero nel 40.000”

La primissima domanda è: perché? Perché proprio WARHAMMER, in un ambiente di gioco dove “esiste solo la guerra”, dove milioni di innocenti sono uccisi e/o sacrificati quotidianamente, dove quindi le pellicce e l’etica in generale non sono proprio i problemi più gravi. Voglio dire, non è certamente colpa loro se non sono riflessivi a riguardo, purtroppo il mondo in cui vivono quei ragazzoni è leggermente “brutale” e devono pensare a ben altro…Un po’ come gli uomini primitivi, mettiamola così. Volendo allargare il discorso potremmo citare un sempre attuale “barbone” che già nell’800 ci ricordava: “Non è la coscienza degli uomini che determina la loro vita, ma le condizioni della loro vita che ne determinano la coscienza.”
Quindi io videogiocatore, una volta a conoscenza della condizione della loro vita, capirei benissimo cosa sia giusto e cosa sbagliato nella MIA CONDIZIONE di vita. Capendo non solo che le pellicce, anche andando bene nel 40.000, non vadano altrettanto bene nel 2017, così come sacrificare o disintegrare il cranio di qualche sfortunato malcapitato…

PETA

Detto questo, superata la parentesi “scherzosa-surreale”, è giusto spendere due parole sulle azioni prima, e sugli intenti poi, della PETA e delle associazioni affini.
Azioni come queste sono semplicemente stupide se non controproducenti. Capisco appieno le difficoltà nel portare avanti istanze “poco condivise” o semplicemente trascurate nella società attuale (ci ricolleghiamo al “barbone” del’800), ma questi non sono i sistemi migliori. Non lo sono nel momento in cui si pretende di dare un tono serio (come in questo caso) a richieste del genere. Fatele, è giusto e potrebbe portarvi della visibilità. Ma non declinatele in questo modo. Perché, come già detto, l’effetto sarebbe solamente controproducente: di fronte ad una serietà intransigente (e insensata) sarete etichettati per l’esatto contrario. Io stesso, in questi casi, non sono in grado di prendervi sul serio.

Nonostante, e qui passiamo agli intenti, condivida idee di questo genere. Stimo, senza riserve, chi riesce ad essere vegano o semplicemente vegetariano, chi in questo caso si batte per i diritti di esseri che mai ne hanno avuti e che per l’ordinamento giuridico attuale non ne meritano. Qualsiasi cosa riguardi l’etica (SENSATA) nell’epoca attuale, andrebbe fermamente incentivata o comunque non derisa. Conoscendo la sensazione trasmessa dall‘essere in minoranza, dal non essere capito/condiviso fino in fondo, dal correre quindi il rischio di rendersi bersaglio per giudizi più o meno sommari in qualsiasi caso da parte di qualsiasi tipo di soggetto (dai più civili/ragionevoli ai più beceri bruti), quasi mi dispiace dover assistere ad autogol del genere, dove la perculata diviene scontata anche per il più civile e ragionevole.

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Concludendo: che la PETA (ma più che altro il movimento animalista in generale, essendo la PETA non proprio “pulita” ) continui le sue battaglie su fronti davvero utili ma soprattutto REALI, ma che lasci stare campi d’azione che rischiano soltanto di portare a flop di credibilità e di contenuti. Noi tutti invece, dovremmo cercare di essere più “aperti” ma soprattutto, in alcuni casi, meno giudici nel momento in cui il nostro verdetto è partorito dalla putrida poltrona dalla quale non ci siamo mai alzati se non per ingurgitare altra Pepsi.