Ve lo dico subito: da piccolo non mi piacevano i robottoni. Per niente. Non saprei dirvi perché, semplicemente non mi divertivo a guardarne i cartoni animati né avevo mai cercato un gioco a tema. Un bel giorno, praticamente obbligato da un mio compagno di scuola dell’epoca, mi costrinsi a provare Zone of the Enders perché “non sembrano i soliti robottoni”. E lì partì irrimediabilmente la mia storia d’amore con questa (purtroppo breve) serie di videogiochi. Divorai più e più volte il primo capitolo, fino a giocarlo alla difficoltà massima senza mai morire. Certo, rigiocandolo giusto qualche mese fa ho capito meglio quanto in realtà fosse un prodotto piuttosto debole, con meccaniche estremamente limitate ed un level design alquanto ripetitivo. Per fortuna, dopo giusto due anni, nel 2003, sempre lo stesso amico mi comunicò l’uscita del secondo capitolo. Che continuava la storia inconclusa del primo. E che mi faceva scontrare subito con l’Anubis, nemesi del Jehuty di cui tanto si parla nel primo gioco e da cui si scappa alla fine! Perfetto, comprato!

I riflessi sono stati migliorati notevolmente

Rientriamo all’interno del Jehuty

Il titolo si apre presentando subito il nuovo protagonista e pilota del potentissimo Orbital Frame Jehuty, Dingo Egret, e da qui il 2nd Runner del titolo, cioè il secondo pilota. Durante delle operazioni di scavo su Callisto trova il robot e, a causa di un attacco, si ritrova a doverlo pilotare per salvarsi la vita. Da subito si scopre che l’attacco è guidato dall’organizzazione militare BAHRAM, di cui Dingo faceva parte. Dopo un incontro con il suo ex capo, Dingo non può mai più lasciare il Jehuty ed il suo obiettivo diventa quello di smantellare tale organizzazione e sconfiggere Anubis. Il tutto ovviamente condito da una fitta rete di intrighi e doppi giochi degna di Hideo Kojima, ideatore della serie. Il gioco è un action in terza persona in cui siamo impegnati a distruggere le orde di nemici che ci vengono addosso durante le varie sezioni.

Alcune scene d’intermezzo in-game sono realizzate tramite questi box, facendo vedere i due personaggi che dialogano

Ogni tanto dovremo affrontare qualche missione di scorta o di protezione ma non sarà una deviazione così evidente rispetto al cuore del gioco e, alla fine dei conti, ci troviamo sempre a distruggere orde ed orde di nemici. La nostra arma principale è costituita dalla spada del Jehuty, a cui si aggiungono durante il gioco svariate armi secondarie totalmente diverse tra loro e che apportano un certo strato di profondità ai combattimenti. Tra dash, scudi e contrattacchi, il sistema di combattimento del gioco non sfigura e rimane sempre estremamente reattivo, soddisfacente e appagante per il giocatore. Menzione di merito anche per gli innumerevoli boss all’interno del gioco, tutti ben differenziati e che richiedono strategie diverse per essere affrontati al meglio. Gli errori difficilmente vengono perdonati ed anche a livello di difficoltà “normale” viene richiesta una certa dose di concentrazione e di riflessi per non dover ricominciare il combattimento dall’inizio. In aiuto viene anche la nuova difficoltà “molto facile” inserita nella remastered, che consente di finire il gioco rimanendo praticamente illesi.

Voi che avete giocato ZOE 2 su PS2: ma ve l’immaginate la prima lotta contro l’Anubis SENZA RALLENTAMENTI? SI. PUO’. FARE!

Veloce e frenetico come mai prima d’ora

La versione Remastered per Playstation 4 e PC non aggiunge niente, a livello di contenuti, alla storia: le modifiche interessano soltanto il versante tecnico del gioco. Io ho avuto modo di giocarlo su Playstation 4 Pro collegata ad un Oled 4K HDR e il lavoro di pulizia effettuato da Cygames è davvero di gran pregio. I modelli appaiono puliti e moderni così come le animazioni, già di altissimo livello per l’epoca Playstation 2 e che non sfigurano affatto nemmeno oggi, restituendo una sensazione di velocità e dinamismo davvero eccellenti. Il tutto condito da una grafica 4K a 60FPS granitici che mantiene sempre alta l’adrenalina. Chi ha giocato i capitoli su Playstation 2 penso ricordi bene l’agonia dovuta ai frequentissimi e vistosi rallentamenti. Bene, tutta acqua passata finalmente. Stesso discorso si può fare anche per il comparto sonoro, ben ripulito.

Appare tutto così sfocato…

Il discorso vale un po’ meno per le scene d’intermezzo in stile anime, che sembrano essere riprodotte su VHS. Sfocate e con l’audio originale, mantengono pienamente il loro feeling anni ’80/’90 che può essere come può non essere un pregio, in questo caso sta al gusto personale. A me, per esempio, non sono affatto piaciute e ho trovato che cozzazzero molto con il resto del gioco. Un’altra buona parola deve essere spesa per i riflessi sui modelli, completamente rivisti. Certo, non è tutto rose e fiori. Le esplosioni hanno sempre quell’effetto bidimensionale/cartoon e non sembra essere stata riversata molta cura sui modelli dei nemici, ma ci si chiude tranquillamente un occhio.

Fermo lì che ora ti faccio male

Possiamo vedere ciò che vede Dingo

All’offerta tecnica c’è da aggiungere anche la componente VR. Sottolineo subito che non possiedo un set Playstation VR, per due motivi: se devo entrare nel mondo VR preferisco farlo con un vero set per PC ma questo non so se accadrà mai perché… la VR mi fa stare malissimo! Ho comunque avuto modo di provarlo da un amico. Attivando tale opzione la visuale di gioco cambia, calandoci all’interno del corpo di Dingo e potendo ammirare il cockpit del Jehuty. Il problema è che la cabina di pilotaggio non è proprio alla testa del mech ma nello stomaco, infatti la visuale in un primo momento appare alquanto alienante. La frenesia e la velocità del gioco vengono sacrificati in favore di una telecamera ferma e di un sistema di lock automatico che, effettivamente, fa il suo lavoro ma che non rende assolutamente giustizia al gioco.

Si può cambiare arma secondaria senza mettere in pausa il gioco grazie ad un nuovo sistema di controllo

Stesso discorso per i modelli e le esplosioni, che in tale modalità sembrano molto meno curati rispetto alla versione tradizionale. Sono comunque durato poco, il motion sickness ha preso presto il sopravvento costringendomi, con somma gioia, a tornare alla versione standard. Insomma, diciamocela tutta: Zone of the Enders 2 non è un gioco in prima persona, ma un action in terza, e basta. Se volete comprarlo con l’unico obiettivo di giocarlo interamente in VR vi consiglio di cambiare idea. Se invece siete vecchi fan dell’opera e volete comunque sovvenzionare la serie, magari nella speranza di vederne finalmente un terzo capitolo, oppure ne siete totalmente estranei ma il design dei mech così come il genere vi attirano, compratelo ad occhi chiusi. Finalmente Zone of the Enders 2 ha una sua edizione definitiva ed irrinunciabile, priva di rallentamenti e che permette finalmente una fruizione del titolo ai massimi livelli possibili, senza compromessi.

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