UPDATE: In fondo all’articolo trovate una testimonianza ricevuta in seguito alla pubblicazione dell’articolo proprio sulla nostra pagina Facebook.

Ho da poco appreso che GameStop mente, ebbene si, altro che “power to the players“.

Partiamo subito col “pezzo” difficile. Il nuovo programma vendite chiamato “circle of life“, cerchio della vita per l’italiota medio, prevede che qualora voi doveste entrare a muzzo dentro un Gamestop per prendere un gioco nuovo, l’omino, che non sa nulla sui videogiochi, istruito a dovere vi dirà che non sono rimaste copie in magazzino.

Perchè questo? Circle of Life prevede percentuali di introiti per:

  1. Pre-ordini
  2. Iscrizioni al programma Gamestop+ level 3
  3. Vendite di giochi usati
  4. Acquisizione di giochi usati

Ognuna di queste percentuali è basata sul numero di transazioni totali, se da un lato preordini e carte fedeltà sono basate meramente sul numero di transazioni, vendite e acquisizioni sui titoli usati sono basati sul valore monetario totale della transazione.

Hanno elaborato un piano degno di Danny Ocean.
Hanno elaborato un piano degno di Danny Ocean.

Poniamo ad esempio che il negozio Gamestop Regina Coeli abbia un bel 30% come percentuale per i giochi usati e il suddetto negozio riesca a vendere 1000€ di merce, GameStop si aspetta che almeno 300€ di quel merchandise sia sostanzialmente di seconda mano.

Quindi, se L’Accattino entra al GameStop di Regina Coeli volendo acquistare Horizon Zero Dawn senza:

  1. Preordinare nessun altro gioco
  2. Iscriversi al programma GameStop+ level 3
  3. Comprare un gioco usato
  4. Riportare in negozio qualche gioco usato

Questa transazione affosserà direttamente le quattro percentuali delle quali parlavo precedentemente.

Stando a quanto affermato dagli impiegati GameStop, essi sono costretti a vendere molto più usato rispetto al nuovo per rientrare nelle percentuali richieste dal pianeta madre, pena il licenziamento.

In una mail ricevuta dai colleghi di Kotaku è riportato questo messaggio:

“We are telling people we don’t have new systems in stock so we won’t take a $300 or $400 dollar hit on our pre-owned numbers. This is company wide and in discussions with my peers it is a common practice. We also tell customers we don’t have copies of new games in stock when they are on sale—for example, Watch Dogs 2 is currently $29.99 new and $54.99 pre-owned. We just tell them we don’t have the new one in stock and shuffle them out the door.”

Cazzarola se è triste ragazzi, riassumendo con un esempio, calendario avvento, Watch Dogs 2 nuovo a 30€, usato a 55€, l’omino ti dirà che quello nuovo è fuori stock mandandoti fuori dalle palle in 2 minuti. Senza contare che il pezzo dove dice che avere discussioni con i propri clienti è una pratica comune. No ragà, non va bene.

E sapete bene quanto L’Accattino voglia risparmire, non stare a spendere di più per colpa di una politica falsa e becera.

Il cerchio della vita ha iniziato dunque ad essere operativo verso la fine del 2016, con un incremento sostanziale nel 2017.

Se volete sapere anche una cosa triste, esiste un COL (circle of life ndr) score, ovvero un punteggio cerchio della vita che prevede 25% per ognuno dei punti precedentemente analizzati. Gli impiegati GameStop hanno aggiunto, nella galeotta mail, che i manager non controllano solo il negozio e il COL Score del punto vendita ma anche un punteggio personale di ogni singolo dipendente.

Quindi poniamo ad esempio che il GameStop di Rebibbia abbia raggiunto tutte e quattro le quote/percentuali ma l’impiegato Ernesto no, Ernesto andrà ad “experiensare” punizioni o peggio il licenziamento.

Il problema è che queste percentuali sono spesso fuori dal controllo dello Staff, durante il day one di un gioco quindi GameStop andrà a vendere quasi solo copie nuove, andando quindi ad affossare il COL sia del singolo venditore che del punto vendita, punteggio che dovrà assolutamente essere recuperato durante le settimane a venire per non rischiare il licenziamento.

La cosa veramente triste è che tutto questo è sempre stato presentato ai dipendenti sotto l’ottica del “diamo ai clienti quello che vogliono“.

Alla fine di tutto ciò il dipendente si chiederà, perchè venderti il gioco per il quale sei in hype da anni se questo danneggerà i miei “numeri” a fine giornata? Perchè dovrei venderti una nuova console se rischio di esser licenziato per questo? Non ha senso.

UPDATE: Abbiamo ricevuto anche una testimonianza dalla Fan Page, come richiesto dal nostro affezionato utente verrà mantenuto l’anonimato assoluto, riporterò dunque qua sotto l’intero testo del messaggio senza modifica alcuna. Per tutti coloro che si chiedevano se non fosse tutta una bufala.

“Ho notato la conversazione che c’è sotto il vostro post sulle meccaniche di vendita di GameStop, ogni tanto qualcuno chiede se non sia una bufala, ma posso garantirvi che non è così, ho lavorato per loro a natale 2016, nonostante i miei ex-colleghi fossero preparati (in ambito videoludico e molti di loro sono tuttora miei amici) sono sottoposti a regole ferree, il contratto fornito ai commessi è a tempo determinato e se non rientrano in determinati parametri finito il contratto non vengono riassunti, il che spesso li obbliga a restare in silenzio quando vorrebbero avvertire il cliente che ciò che sta prendendo magari potrebbe trovarlo a meno da un’altra parte, senza contare che dietro il lavoro al bancone ci sono 2/3 gruppi su WhatsApp (ogni uno con uno scopo e direttive specifiche) dove sono costantemente contattati anche fuori dell’orario di lavoro, il mio responsabile fondamentalmente non aveva una vita privata (finito il turno andava in un altro GameStop a recuperare la roba che avremmo dovuto ricevere noi, la sera ci ricordava cosa avremmo dovuto fare il giorno dopo; anche nei suoi giorni di pausa almeno poteva capitare che gli chiedessero di passare in negozio a sbrigare una questione di sua competenza, ogni dipendente ha un livello di sicurezza interno nel quale può o meno effettuare dal pc determinate azioni) Ovviamente se vi scrivo qui è perchè non so se rivelare tutto ciò possa essere dannoso (per me o per i miei ex-colleghi) quindi in caso decidiate di menzionare in qualche modo ciò che ho scritto preferirei che censuraste nome e foto profilo”.

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