Da sempre siamo affascinati dal mondo delle Intelligenze Artificiali e piano piano, quello che abbiamo visto solo nei film o nei libri di fantascienza, sta iniziando a diventare sempre più vicino alla realtà.

Come è ben già noto, alcune AI hanno già battuto i campioni di svariate discipline come scacchi o, più recentemente, hanno fatto terra bruciata contro i maggiori maestri del Go.

A difesa dei “poveretti” sconfitti da questi programmi, bisogna dire (soprattutto per quanta riguarda il Go) che sono giochi in cui la matematica ha un grosso impatto e per questo un’intelligenza artificiale ha un grandissimo vantaggio rispetto alla mente umana, grazie alla sua potenza di calcolo (e quindi poter prevedere praticamente ogni mossa a disposizione dell’avversario e rispondere al meglio).

Di tutt’altro calibro invece è la dimostrazione messa in atto durante l’International 2017 di Dota 2 di quest’anno, dove un’intelligenza artificiale, chiamata OpenAI, ha avuto l’opportunità di mettersi mostra contro alcuni dei top player del circuito.

Solitamente, come sicuramente saprete meglio di me, Dota mette molta enfasi sul gioco di squadra, ma il gioco permette anche una modalità 1vs1 ed è proprio su questa modalità che i programmatori di OpenAI hanno voluto concentrarsi per mostrare il loro progetto contro uno dei giocatori più famosi, Danil “Dendi” Ishutin.

In questa modalità entrambi i giocatori competono in Mid Lane e per conquistare la vittoria gli unici obiettivi sono o la distruzione della prima torre o effettuare due kill. Per questa dimostrazione inoltre alcuni item (come Bottle e Soul Ring) sono stati limitati.

Dendi” ha scelto di giocare Shadow Fiend, un eroe glass cannon molto adatto per giocate aggressive, e si è ritrovato a fare un mirror match contro OpenAI.

La prima mossa, veramente da “giocatore” navigato, che ha messo in atto OpenAI è stata quella di effettuare una manovra di creep blocking, per costringere l’avversario a spingersi più in avanti nel proprio territorio (e quindi più vicino alla propria torre, per metterlo a rischio di kill, considerando anche la fragilità dell’eroe scelto).

Dendi, non leggendo perfettamente la mossa dell’AI si è ritrovato a giocare in maniera cauta, iniziando così a perdere esperienza e gold, mentre OpenAI nei primi tre minuti, grazie al numero maggiore di last hit sui creep, è riuscita ad attaccare la torre e guadagnando la prima kill.

Ormai la partita è in discesa a favore di OpenAI e Dendi, in un ultimo disperato tentativo di strappare una kill, si trova a subire la seconda morte e consegnare la prima vittoria.

Nel rematch, le cose sono andate anche peggio, con Dendi che subisce la prima kill addirittura nei primi due minuti di game mentre stava battendo in ritirata.

OpenAI si è “allenato” (secondo il CTO della compagnia Greg Brockman), giocando praticamente un numero immenso di partite (si parla di un equivalente di centinaia di anni di match). Durante la settimana aveva già sconfitto altri pro come SumaiL e Arteezy, continuando la sua opera di apprendistato e miglioramento, considerando che fino ad allora il bot aveva solo giocato contro sè stesso, mentre secondo Greg Brockman, per completare l’allenamento era necessario che OpenAI giocasse contro avversari umani per imparare a reagire a vari stili di gioco.

Dietro tutto il progetto OpenAI (finanziato in parte da quel geniaccio di Elon Musk) e la compagnia che l’ha progettato è al lavoro su altri progetti di AI, che spaziano in vari campi, ma quello del gaming rimane il loro preferito.

 

Ormai consci di aver raggiunto il loro scopo nella modalità 1vs1 di Dota, che permette al bot di concentrarsi su pochi elementi che fanno parte del cuore del gioco (alla strenua di un giocatore di scacchi che si allena esclusivamente sulle aperture), il team di OpenAI ha iniziato a progettare la loro nuova sfida ossia quella di fornire un bot efficace e vincente anche in partite 5vs5 entro l’anno prossimo.

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