Braveland Trilogy è un RPG strategico a turni dalla grafica cartoonesca, porting per Nintendo Switch dei tre titoli di questa serie (Braveland, Braveland Pirate e Braveland Wizard) già usciti su PC tra il 2014 e 2015.

ESAGONI, A ME!

I tre giochi presenti hanno ovviamente tre storie diverse, ma nessuna di esse passerà alla storia come miglior sceneggiatura del mondo dei videogiochi, visto che in realtà fungono più da intrattenimento tra uno scontro e l’altro per lasciare spazio al cuore del gioco, ossia proprio il combattimento.

E’ possibile giocare ad ognuno dei tre titoli in maniera indipendente dall’altro, ma il gioco stesso ci consiglia di completare le storie precedenti prima di tuffarsi in una nuova avventura, anche perché Pirate e Wizard offrono qualche feature extra rispetto al gioco base. D’altro canto ognuno dei 3 giochi non richiede che poche ore di impegno per essere completato, rendendoli quasi paragonabili ai capitoli di un unico titolo.

E poi non dite che il gioco non vi aveva avvisato.

Sono presenti tre livelli di difficoltà, modificabili anche a partita in corso. A livello Facile e Normale non c’è molto da pensare: si possono affrontare le battaglie quasi sempre con la stessa strategia e difficilmente rischiare il wipe completo. D’altro canto alla fine di ogni battaglia le nostre unità vengono “curate” al costo di qualche moneta d’oro e quindi è possibile giocare in maniera rilassata.

Tutt’altro discorso vale invece per la modalità Difficile dove non solo i nemici da affrontare sono più “tosti”, ma anche il costo di guarigione a fine battaglia è aumentato, senza che i reward in denaro a fine battaglia vengano aumentati. Non siamo ancora ai livelli Lunatic con permadeath degli ultimi Fire Emblem, ma comunque Braveland Trilogy affrontato alla sua difficoltà più alta richiede una certa dose di strategia e programmazione in ogni battaglia.

La mappa del mondo di gioco è abbastanza lineare: si passa da un punto all’altro ed è possibile proseguire solo dopo aver completato la battaglia o l’evento precedente. Alcuni “nodi” permettono piccole deviazioni, dove sono presenti battaglie aggiuntive che ci permettono di fare un minimo di “grinding” sia di soldi che di esperienza, e di sbloccare location bonus come centri di reclutamento unità o semplici eventi che ci forniscono loot aggiuntivo, ma mai nulla di stravolgente per quanto riguarda la storia (che ricordiamo, è abbastanza scarna). Risulta rilevante considerare che Braveland Trilogy non presenti battaglie casuali che ci permettono sessioni di “power levelling”.

Man mano che si prosegue nella storia gli scontri diventano sempre più difficili e complicati, quindi anche a livelli di difficoltà più bassi è consigliabile di giocare le mappe più semplici con accortezza per poter arrivare a queste battaglie con il roster al completo.

Mi ricorda qualcosa…

Il roster è gestito con un sistema a “stelle”: ogni unità ha una valore in preciso e è possibile avere sotto i nostri comandi solo fino ad una certa somma di stelle totali. Se nelle prime battaglie questo problema non si pone, andando avanti nel gioco e trovando unità più forti (che solitamente impegnano più stelle), bisogna fare delle scelte su chi portare in battaglia a seconda delle esigenze.

Non appena si inizia uno scontro appare chiaro come Braveland Trilogy prenda ispirazione da un titolo storico come Heroes of Might and Magic, infatti i combattimenti si svolgono su mappe con caselle esagonali, a differenza di un titolo storico della Nintendo come Fire Emblem che usa invece mappe con caselle quadrate. Tantissime le unità presenti nel gioco, ognuna con caratteristiche peculiari e abilità speciali con cooldown e soprattutto ognuno dei 3 giochi presenta unità nuove e diverse.

Ricorderete questo come il giorno in cui avete quasi ucciso il povero Jim! Il setting piratesco è quello che graficamente mi è piaciuto meno, ma a livello di gameplay sicuramente il più interessante.

Il combattimento può essere gestito sia tramite i tasti fisici che con il touchscreen, sfruttando quindi le potenzialità di Nintendo Switch in maniera sicuramente più intelligente di tanti altri porting “pigri” che non prevedevano questa possibilità. Tante le opzioni a disposizione del giocatore per gestire al meglio il combattimento tra cui quella di aumentare la velocità o visualizzare le statistiche delle unità su schermo. Quest’ultima opzione è fondamentale a livello Difficile perché ci permette di prevedere con precisione il contrattacco dei nemici e capire quando e come ci convenga attaccare certe unità piuttosto che altre e minimizzare quanto più possibile le perdite.

Dopo ogni combattimento riceviamo un certo quantitativo di soldi ed esperienza: i primi servono solitamente per reclutare nuove unità o curare quelle ferite durante la battaglia, mentre l’esperienza permette di alzare il livello dell’eroe che stiamo usando. Ad ogni passaggio di livello ci viene data la possibilità di scegliere fra due abilità che modificano le statistiche delle unità sotto il nostro comando: ad esempio alzare l’attacco delle unità fisiche o migliorare la difesa contro gli attacchi magici.

La miglior difesa è l’attacco…o no?

Parlavamo di feature extra per Braveland Wizard e Braveland Pirate, che consistono fondamentalmente nella presenza di un Talent Tree per il nostro eroe che permette una certa customizzazione del personaggio e delle unità sotto il suo comando, rendendo questi due “capitoli” sicuramente più interessanti rispetto al gioco base. Inoltre in Braveland Pirate il nostro eroe, Jim, partecipa attivamente come unità alle battaglie, ma per fortuna il gioco non va in Game Over se viene ucciso e può essere resuscitato/curato come tutte le altre a fine battaglia per il giusto prezzo.

Braveland Trilogy è un buon porting per Switch, soprattutto grazie all’integrazione del touchscreen nei combattimenti, che ha il vantaggio di prendere in prestito molte cose belle di altri RPG strategici a turni, ma anche il grande difetto di non proporre niente di veramente nuovo. A livello grafico il gioco presenta una grafica molto accattivante e soprattutto è completamente localizzato in italiano, cosa che farà felici molti giocatori che mal digeriscono i titoli in sola lingua inglese.

Per gli amanti del genere, considerando anche il prezzo abbastanza contenuto (15 euro), può essere un buon acquisto per ammazzare il tempo in attesa di Fire Emblem (dai che ci siamo quasi), mentre per chi si affaccia per la prima volta in questo mondo può essere un “entry product” ideale per prendere dimestichezza con le meccaniche tipiche degli RPG strategici a turni.

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