La recensione non contiene alcuno spoiler che non appartenga al primo episodio, dunque potete leggere senza alcun pericolo.

L’attrazione per l’ignoto nell’essere umano non conosce alcun limite. C’è qualcosa di primordiale insito dentro di noi che ci spinge a interrogarci su ciò che non sappiamo, a scavare oltre la superficie nel tentativo di arrivare alla comprensione, ad una risposta. Si tratta di uno degli istinti più potenti della nostra razza, insieme ad un altro istinto che accomuna ogni creatura vivente. L’istinto di sopravvivenza, che sfocia nella determinazione. Quella fiamma imperitura arde dentro ognuno di noi e ci spinge a fare cose incredibili pur di preservare il dono più prezioso che ci è stato concesso, la vita. E’ una fiamma che non importa quanto vento soffi o quanta acqua le si getti contro, essa potrà affievolirsi, ma mai spegnersi.
The Promised Neverland, una delle storie di maggior successo provenienti dal Giappone degli ultimi anni, parla proprio di questi due istinti, della curiosità ma soprattutto della voglia di vivere. Due istinti che convogliano verso un desiderio inevitabile. Quello della libertà.

Nato come manga, è stato recentemente trasposto in anime e distribuito online in Italia sulla piattaforma di streaming gratuito legale VVVVID. La metafora della fiamma non è casuale, dato che la opening dell’anime si apre proprio con l’immagine di una fiamma che si accende all’interno di una lampada ad olio, e viene utilizzata anche dagli UVERworld nella canzone Touch Off, che accompagna l’inizio di ogni puntata e parla proprio della libertà. La storia inizialmente non sembra avere nulla di particolarmente anomalo. Ci troviamo in un orfanotrofio gestito da una donna che tutti i bambini lì presenti chiamano mamma. Periodicamente i bambini vengono sottoposti a dei test per valutare l’intelligenza, e tre di loro riescono ad ottenere puntualmente i punteggi massimi. Si tratta di Emma, Norman e Ray, i tre bambini più grandi, ognuno di loro specializzato in un certo ambito. Entro un determinato limite di età, oppure ottenendo punteggi bassi per periodi di tempo prolungati, i bambini vengono dati in adozione. Saranno Emma e Norman a scoprire un segreto scioccante che li porterà a lottare con tutte le proprie forze per la sopravvivenza. Da quel momento in poi la trama prende una svolta, dando inizio ad un’incredibile e avvincente sfida intellettuale nella quale si cerca sempre di stare un passo avanti rispetto all’antagonista e viceversa. Un misto di paura e forza di volontà spinge i bambini a fare scelte e compiere azioni che mai avrebbero immaginato, a voler superare ostacoli insormontabili e a dubitare di chi gli sta intorno.

I due istinti di cui si è parlato vengono alla luce nei due principali obiettivi prefissati dai protagonisti. Il primo è quello di voler sapere cosa c’è al di là delle mura dell’orfanotrofio, che non possono categoricamente oltrepassare come unica regola posta dalla mamma. Il secondo, a seguito del segreto scoperto, è quello di salvarsi la vita. E non c’è nulla di nuovo in tutto questo, si tratta di due obiettivi piuttosto comuni in storie horror o di stampo avventuristico. La bellezza di The Promised Neverland sta nel come questi due istinti vengono raccontati e nella dolcezza tipica dei bambini. Tutto viene canalizzato in una determinazione e una forza di volontà che lo spettatore non può fare a meno di trovare ammirevole, quasi commuovente. Sono davvero tanti gli ostacoli e le sfide a cui vengono sottoposti i bambini e spesso, una volta superati, ecco che si scopre esserci qualcosa di ancora più difficile da affrontare. I protagonisti vengono costantemente abbattuti dagli eventi, ostacolati, demoralizzati. Ma non si arrendono mai e si fanno forza a vicenda. Non importa quanto il mondo gli sia avverso, loro cercheranno sempre un modo di andare avanti e abbattere il problema corrente. Diventa appassionante voler scoprire se e come i geni ribalteranno la loro sorte. Drammatico assistere fin dove sono disposti a spingersi pur di riuscirci. E il loro essere bambini fa sì che sia più facile empatizzare con loro, li rende più sensibili e spaventati, ma al tempo stesso più coraggiosi.

Tutto questo passa attraverso i loro occhi. Non c’è emozione che gli sguardi dei personaggi di The Promised Neverland non siano in grado di trasmettere. Rabbia, stupore, paura, gioia, tristezza, determinazione, malignità, follia. Tutti sentimenti che arrivano in modo chiaro e immediato al pubblico, spesso senza il bisogno di proferir parola. Ogni personaggio crea un filo conduttore con lo spettatore, persino il più subdolo, riuscendo a comunicare cosa prova, come si sente, cosa vuole ottenere. Ci si affeziona ad ognuno di loro per motivi e in modi diversi, accomunati però da caratteristiche comuni a tutti. Astuzia, furbizia e ingegno. Sembra di essere in un’epica partita a scacchi, dove l’orfanotrofio è la scacchiera e i personaggi i giocatori. Non si tratta di prevedere solo la prossima mossa dell’avversario, ma anche le sue contromosse. Non si ragiona fino al passo successivo, ma fino ai prossimi cinque. Pazienza, precisione, cautela, sono tutte qualità fondamentali da sfruttare al meglio per poter arrivare allo scacco matto. Per il perdente, c’è solo rovina.

The Promised Neverland è uno dei gioielli che sta segnando profondamente la nuova ondata shonen degli ultimi anni. Una sfida appassionante in grado di catturare sia i non avvezzi agli anime sia coloro che ne hanno molti altri alle spalle. Una storia di coraggio e caparbietà, di curiosità e vita. Una storia sulla libertà e sul futuro. Una storia sui bambini e la loro dolcezza. Forse è quell’innocenza infantile perduta crescendo, la terra promessa che non esiste.

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