Un mondo in rovina, una razza umana estinta, un deserto sconfinato ed una locomotiva steampunk, sono questi gli elementi che saltano subito all’occhio in FAR: Lone Sails, primo titolo del team indipendente svizzero Okomotive, che ha già fatto incetta di riconoscimenti a livello internazionale, e per degli ottimi motivi.

Nonostante il tema del viaggio sia forse uno dei topoi più usati e abusati, nella letteratura come nel cinema, nei videogiochi ed in qualsiasi media vi possa venire in mente, in FAR: Lone Sails tutto ha un sapore diverso. Il viaggio della nostra protagonista vestita di rosso non ha meta o destinazione, e non sta neanche scappando da una qualche minaccia. Si tratta di un’esplorazione pura e innocente, di un mondo che sembra avere una storia da raccontare, ma senza alcuna forma di vita che possa comunicare con noi.

Un gameplay essenziale

Sulla falsariga di titoli come Limbo e Journey, l’atmosfera è il punto cardine di quest’opera e il gameplay, se così lo si può chiamare, diventa quasi un mero accessorio a questo quadro in movimento. Appena avviato il gioco ci troviamo subito a controllare la nostra piccola protagonista senza nome, che dalla tomba del padre comincia ad avviarsi verso casa, in un pacifico silenzio accompagnato da sporadiche note di pianoforte. Niente cutscene, niente tutorial, FAR: Lone Sails è una scoperta in continuo divenire. Gli unici comandi che ci ritroviamo ad usare nel corso dell’avventura sono il salto e l’input per prendere in mano gli oggetti. Ma in FAR, quindi, si gioca? La risposta è senza ombra di dubbio , e sta a noi capire il funzionamento di questo strano vascello che ci ha lasciato in eredità forse l’unica altra persona rimasta sul pianeta. Questo veliero steampunk è un’estensione del nostro stesso corpo, dal quale dipendiamo, e che a sua volta dipende da noi: per la manutenzione, il rifornimento, e i potenziamenti. Il procedere del gioco si svolge infatti quasi tutto dentro il nostro veicolo, che ha continuo bisogno delle nostre attenzioni per proseguire senza intoppi attraverso la landa desolata di quella che forse un tempo era la Terra.

FAR: Lone Sails è classificato come un rompicapo/platform in 2D, ma difficilmente trovate vera difficoltà negli enigmi che il gioco vi mette davanti. Il titolo non è e non vuole essere un puzzle game. Le situazioni da risolvere durante la nostra avventura sono semplici e immediate, ed il tutto ha come fine ultimo quello di raccontare una storia, non di farvi scervellare con intricati indovinelli. Per quanto riguarda invece la parte “gestionale” della nostra locomotiva, anche qui ci troviamo su livelli molto basilari: controllare il motore, spiegare le vele, evitare surriscaldamenti, tutte azioni che non portano al game over in caso di sbagli, ma che contribuiscono a farci immergere nel mood del gioco. Nonostante l’estrema semplicità, ci si sente davvero dei piccoli navigatori all’interno del nostro abitacolo, che rappresenta anche la nostra casa, e in fondo anche il nostro unico amico.

Una galleria d’arte interattiva

Gli scorci post-apocalittici sono forse l’elemento che più rimane impresso nella mente dopo aver giocato FAR. Le inquadrature di campo largo (e anche larghissimo) presenti durante tutta la durata del gioco accompagnano lo scorrimento in orizzontale del paesaggio come fossero quadri in movimento. È come se durante tutta la durata dell’avventura ci trovassimo dentro una galleria d’arte, con opere in acquerello e ad olio che scorrono sotto i nostri occhi. Dipinti dai colori tenui, con una palette cromatica desaturata sullo sfondo, ma con dei colori pastello quando il sole sorge: tutto è pensato per far rilassare il giocatore, che in quel momento diventa anche e soprattutto spettatore di quest’opera dall’alto calibro artistico. Il gioco ci fa vivere anche sezioni in notturna, che in un mondo così desolato e desertico potrebbero quasi spaventare il giocatore, ma come riporta anche la descrizione stessa del titolo, si tratta di un ambiente post-apocalittico senza zombi o mostri: ci sei soltanto tu e il tuo mezzo contro il nulla sconfinato. Durante la nostra partita non abbiamo nulla da temere, se non sporadici eventi atmosferici che possono colpire il nostro mezzo.

Un sonoro all’altezza

In un titolo dal design così ispirato non poteva poi di certo mancare un comparto audio di pari levatura. La colonna sonora accompagna ogni diversa situazione di gioco con delle musiche mai invasive, ma che anzi amplificano il mood che si respira in FAR. Gli accompagnamenti sono di pochi archi, qualche chitarra e un pianoforte: il tutto è ridotto all’essenziale, ma curato fino al minimo dettaglio. Un plauso va anche agli effetti audio, suoni di vapore e ingranaggi che regalano un’atmosfera steampunk, che uniti al rumore della pioggia o della grandine, restituiscono un’aria dolcemente malinconica al nostro viaggio.

Poesia in movimento

Per concludere, FAR: Lone Sails è letteralmente una piccola perla indie che vi consiglio assolutamente di recuperare. Si tratta infatti di un titolo che riesce a raggiungere i cuori anche dei giocatori meno avvezzi a questo tipo di avventure. Unica vera e propria pecca del gioco è la sua longevità:per finire tutta l’avventura infatti non occorrono che poco più di due ore, e la rigiocabilità è praticamente a zero, se non contiamo una seconda run per sbloccare tutti gli obiettivi. Questo potrebbe dunque far storcere il naso a chi si aspetta un titolo impegnativo e sul quale passare tante ore, ma FAR non è nulla di tutto ciò. L’obiettivo ultimo del gioco è infatti quello di raccontare una bella storia e di far vivere un’esperienza al giocatore/spettatore, per dimostrare ancora una volta che il medium del videogioco ha tanti volti, e questa è senza ombra di dubbio una delle sue facce più poetiche.

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